Metalli pesanti e autismo. Cosa c’è da sapere.

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Solo a sentirla, la parola “autismo” suscita preoccupazione: sebbene in epoche non molto lontane sia stato azzardato l’improprio accostamento con i vaccini (smentito dalla comunità scientifica), siamo ancora ben lontani dall’aver compreso i vari meccanismi genetici ed ambientali che sono alla base dell’insorgenza di questo disturbo. La ricerca medica attualmente, grazie anche alle recenti scoperte (come la diagnosi tramite liquido celebrospinale e sangue), concentra gran parte dei suoi sforzi per facilitare l’iter diagnostico.

 

 

 

 

 

 

 

Correlazione tra metalli pesanti e autismo.

Comprendere e fornire il massimo supporto a chi convive con questo disturbo è la priorità assoluta. La conferma di questa priorità arriva con un nuovo studio, ad opera dei ricercatori della Icahn School of Medicine al Mount Sinai di New York e pubblicato sulla rivista Nature Communications. In questo studio i ricercatori hanno trovato una correlazione tra l’insorgenza dell’autismo e le concentrazioni di metalli pesanti nell’organismo del bambino nel periodo prenatale e postnatale (e no, i vaccini non c’entrano niente).

 

 

 

Lo studio sui denti.

Alla base di questo studio vi sono delle conoscenze maturate da precedenti ricerche: i nostri denti sono una sorta di libro che contiene la nostra storia prenatale e postnatale, ciò a cui siamo stati esposti (durante i mesi della gestazione e i primi anni di vita) è contenuto nella dentina, una particolare sostanza che, proprio al di sotto dello smalto, avvolge i nostri denti e trattiene queste informazioni. Da qui l’intuizione: scavando nella dentina dei denti da latte caduti ai bambini è possibile risalire a quali sostanze sono stati esposti sia nella vita prenatale che in quella postnatale. Utilizzando dei laser particolari, i ricercatori sono riusciti a “scavare” nella dentina e osservare cosa contenevano. I bambini che presentavano un disturbo dello spettro autistico avevano nella dentina una concentrazione maggiore di metalli pesanti (come il piombo, lo zinco e il manganese) maggiore rispetto ai bambini che non lo presentavano. Grazie a questa ricerca, è stato finalmente possibile dimostrare che l’insorgenza dell’autismo non è unicamente a carattere genetico, ma dipende anche da fattori ambientali. Se futuri studi confermeranno i risultati di questa ricerca, sarà necessario porre l’attenzione sugli stili di vita e sui luoghi che le future mamme frequenteranno.

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